Non lo volevo quel bambino.
A volte lo penso come una bambina, perchè mi accoccolo ancora nell'immagine di quel sogno che feci anni fa: un bambinetta riccia riccia e scaruffata, con gli occhi profondi e scuri che mi prendeva per mano.
Allora l'ho interpretato come il momento giusto per fare un figlio. Ora penso che quella bambina ero io che cercavo di prendermi per mano e portarmi a fare un giro.
Non lo volevo proprio questo bambino.
Nonostante non riuscissi neppure a dire come mi chiamavo senza singhiozzare, nonostante il pianto di tutto quel giorno all'ospedale. Anzi, il mugolio sommesso: che a piangere avevo troppo pudore.
No, niente bambini mentre stavo pensando di lasciarlo, senza lavoro, senza una prospettiva, senza una casa dove andarmi a nascondere.
Ho chiuso tutto in un cassettino profondo, nascosto dalle carte con i miei progetti mai realizzati, i sogni stracciati, le aspettative (degli altri) deluse.
Lì tutto doveva restare. E invece ha iniziato a fare la palla, gonfiarsi e piano piano ecco che trabocca fuori, mi investe, mi brucia proprio lì da dove l'hanno portata via a cucchiaiate.
Io non la volevo la bambina che ora mi manca, nei suoi quattro mesi cicciottini, nelle notti sveglia, nelle coliche, nelle paure di sbagliare e di non capire.
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