giovedì 5 agosto 2010

Maremma e nuvole

Sarà la giornata uggiosa che mi fa indulgere in pensieri settembrini, ma stamani è un po' più difficile del solito mettersi in moto. Da quando ho smesso di lavorare mi sto avvitando in questo circolo vizioso del meno-faccio-e-meno-vorrei-fare.
Lo so, detta così mi fa sembrare una pigra e inetta mantenuta. Ma credo che chi, come me, improvvisamente si è trovato senza lavoro conosce perfettamente questa sensazione.

I primi giorni pensi "finalmente potrò dedicarmi a tutto quello che ho lasciato in sospeso finora: devo riordinare la libreria, ci sono quei pantaloni che aspettano da un paio di mesi che gli faccia l'orlo, posso finalmente accelerare il ritmo di studio e rimettermi in pari con gli esami, così mi laureo in fretta e magari ho una carta in più da giocare per ritrovare lavoro..."
Poi, invece, ti prende questa ignavia rabbiosa, rimugini su quello che hai fatto e che potevi fare meglio, o in un modo diverso, se in fondo non sia stato un errore lasciare un lavoro che, se anche non ti pagava abbastanza neppure per coprire le spese, almeno ti teneva impegnata quelle ora al giorno; e in men che non si dica sei incastrata in giornate di casalinghitudine, quella sensazione appiccicosa che sia ha quando la tua giornata scola via inutilmente tra le incombenze domestiche di sopravvivenza.
Così la libreria ancora non ha un ordine o una catalogazione, i pantaloni ormai non mi entrano più e gli esami si accumulano uno sull'altro mentre io metto muschi e licheni sulla schiena.


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